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Il Cittadino 16 marzo 2005 Mentre in Italia il 25% delle scuole cade a pezzi, in città si è intervenuti Qualità degli edifici scolastici, Lodi è tra le prime dieci in Italia Dopo l’esauriente
articolo di Enrico Brunetti, potrebbe sembrare persino superfluo aggiungere
suggerimenti e indicazioni, ma forte della mia esperienza di nove anni
come Consigliere comunale, penso sia possibile qualche ulteriore indicazione.Anzitutto
credo che non si possa misconoscere (se non surrettiziamente per pure
mire elettorali!) che le due passate amministrazioni, a partire dal
1996, abbiano agito in maniera significativa nei settori della Scuola,
della Cultura e dello Sport (la cui Commissione ho diretto in questi
anni). È stata affrontata la questione della sicurezza delle
scuole, arrivando in pochi anni a risolvere buona parte delle problematiche
lasciate in sospeso dalle precedenti Amministrazioni, fino ad ottenere
un riconoscimento ufficiale tra le prime dieci Amministrazioni d’Italia
per quanto riguarda la qualità degli edifici scolastici. Mentre
in Italia il 25% delle scuole cade a pezzi, a Lodi finalmente si è
intervenuti, dopo decenni di immobilismo e - lo dice uno che frequenta
le aule scolastiche da oltre quarant’anni…- la realtà
degli edifici di proprietà comunale è finalmente migliorata
in modo significativo. Certo si può ancora migliorare e questo
è l’intendimento che abbiamo indicato nel nostro programma.Significativo
è stato anche l’intervento a favore della Scuola non statale,
con cui i rapporti di collaborazione sono - oserei dire - idillici.
E questo anche perché il Comune ha ottenuto da queste realtà
un adeguamento agli standard delle scuole statali per quanto attiene
al rispetto delle normative sindacali, di sicurezza e di qualità,
specie riguardo l’accoglienza degli alunni handicappati e il delicato
problema delle mense scolastiche.Inoltre lo sviluppo e la proposta di
progetti di qualità nell’ambito sportivo, culturale e ricreativo
per le scuole si può dire ormai giunto a standard di assoluta
eccellenza, come riconosce lo stesso Provveditorato agli Studi (C.S.A.).Per
la cultura è stata impegnata una considerevole quota del bilancio
di settore: e le presenze in città, soprattutto per Lodi al Sole,
per il Palio, per le manifestazioni domenicali in piazza della Vittoria,
per la rassegna gastronomica, per il Festival internazionale del trompe-l’oeil
sono aumentate in maniera significativa. Molto resta ancora
da fare, certo, per il Teatro, che deve incrementare le presenze, costruire
un saldo rapporto con il territorio, diventare propositivo di cultura.
Ma non si può negare l’impegno economico di questi anni,
che sta ormai portando la struttura perfettamente a norma e fruibile.
Per il futuro intendiamo lavorare a una Fondazione, che dovrebbe vedere
coinvolte una Banca, alcuni enti pubblici, a partire dai principali
Comuni del Lodigiano, la Provincia di Lodi, la Camera di Commercio (che
in cambio userebbe il Teatro per congressi e altro), qualche Università
(la Bocconi o la Luiss) che garantirebbe la gestione finanziaria in
cambio di spazi per gli stages dei suoi laureandi o laureati in “amministrazione
dello spettacolo”e magari un Grande Teatro (o una compagnia di
danza, o di musica)che potrebbe portare il suo cartellone, e magari
userebbe il Teatro per le prove, gli allestimenti, il magazzino delle
scenografie etc. (si potrebbe pensare ad esempio ai Pomeriggi Musicali).
In tal modo i finanziamenti pubblici giungerebbero, e permetterebbero
una stagione più ricca e prestigiosa. Si può anche pensare
a una convenzione con la Regione Lombardia per introdurre nei locali
del Teatro una scuola per operatori teatrali (tipo: luminotecnici o
scenografi). Dobbiamo però soprattutto lavorare a creare significativi
e costanti contatti con le scuole, con i dopolavoro, con i vari paesi
del Lodigiano (un eventuale |