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 Una savonese al Festival di trompe l'oeil
Raffaella Aicardi a Lodi
La casa è, probabilmente, a schiera, il sole cocente, suggerisce l'ombra della bici, e i vasi di sempre verde rimandano una frescura oltre il porticato, oltre il terrazzino, oltre il marciapiede, oltre i confini di quello che vorrai vedere.
La tecnica è severa, le possibilità di immaginare infinite. È un trompe l'oeil (cattura l'occhio), illusione, magia di prospettiva che dai giardini secenteschi di Versailles, attraverso i secoli è arrivata alle case di oggi. Non si alzano più residenze decorate a finti paesaggi, ma l'occhio di oggi vuole ancora essere ingannato: da quel dipinto sul muro che, se non stai attento, potresti anche sbatterci contro, seguendo un sentiero che non c'è, costeggiando un lago di pietra, sporgendoti da una balaustra che, lo scoprirai, è soltanto un disegno.
Voluttuario, meravigliosamente volutturaio è sicuramente quel modo di farsi trascinare in un mondo che si apre oltre a una parete: che cela un'altra stanza, una porta, una brutta nicchia. Un'immagine verosimile aperta oltre i confini della casa. E se sono state le ville europee a proporre l'esempio, è l'Italia a inventarsi un festival giovanile di trompe l'oeil: si svolge a Lodi, e da tre anni raccoglie artisti in piazza, a lavorare su un tema comune, fino alla scelta finale delle tele migliori.
Si chiamano "Primaluce" e sono i cinque artisti di Lodi che hanno inventato il Festival. Si presentano semplicemente (come Laura, Elena, Paola, Franco e Beatrice), ma promettono che la manifestazione è una faccenda seria con artisti che arrivano da tutto il mondo, già richiamati attraverso internet. Per il 2006, il tema da proporre agli artisti e che dovrà essere svolto nel giro di un fine settimana, non è stato ancora svelato. Le date, invece, sono sempre le stesse: 19, 20 e 21 maggio. Il posto, sempre il solito: la piazza storica di Lodi, dove chiunque potrà fermarsi a guardare il lavoro degli artisti dell'illusione ottica.
A Lodi, a la Liguria, ci saranno anche Raffaella Aicardi di Bardino Nuovo e Michela Turri di Serra Riccò. Si conteranno artisti che al festival hanno trovato anche il modo di confrontare applicazioni diverse della stessa tecnica. Ma dove hanno imparato? Raffaella Aicardi ha studiato alla facoltà di Architettura, quindi lavorando come ceramista ha amalgamato in un "laboratorio delle idee" arte, hobby, arredi che non esistono, per case molto decorate «Molti committenti chiedono di ampliare gli spazi, oltre che di abbellirli. Il festival di Lodi? È un modo per capire che pur restando fedeli alla prospettiva, ognuno può lavorare in modo diverso». Michela Turri invece ha frequentato l'Istituto d'arte di Chiavari e l'Accademia ligustica di Belle Arti di Genova. Sul trompe l'oeil si dichiara autodidatta. Cercasi inguaribile romantica che creda in amore eterno. Romeo@libero. it. Con questa piccola firma, appena leggibile su un fogliettino appeso a uno specchio, vergato da un rossetto di marca, oltre cui si vede un piccolo paesaggio, c'è tutta l'idea di Michela Turri sull'essere romantici.
Il trompe l'oeil viene anche insegnato all'Accademia ligustica di Belle Arti. Se il trompe l'oeil fa tendenza, come si dice, la scelta tra i tanti laboratori è difficile. Eppure non si tratta di un uso moderno. Già in Egitto e nella Roma antica venivano dipinte pareti con finti paesaggi o strutture, e i palazzi della riviera ligure mostrano finte madonature, archi e finestre in realtà chiuse. «Sono importanti oltre alle prospettive anche le trasparenze - sostiene Raffaella Aicardi dal suo laboratorio "L'Isola che non c'è" - e più ci si avvicina alla realtà piùè forte l'effetto illusorio». Alle spalle di Raffaella Aicardi, ecco una tavola da pranzo: tovaglia linda e seggiole nere, cui fanno da sfondo una scaletta di pietra e piante mediterranee cresciute a corona. Tutto finto, ovviamente.




Annalisa Rimassa
06/11/2005
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