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Il Festival
internazionale? Si organizza sul web
Lodi capitale del Trompe l’oeil: impossibile
senza internet
Lodi, 29 aprile - "Non avremmo mai potuto
organizzare il Festival Internazionale del Trompe l’Oeil
senza internet, senza i siti e gli scambi via e-mail". A
parlare è Paola De Benedetti che, nell’ambito
dell’associazione Primaluce è la più esperta: ha creato
sia il sito dell’associazione www.associazioneprimaluce.it, sia
quello del Festival, www.trompeloeilfestival.com; si
occupa quotidianamente della gestione delle e-mail,
nonché dell’impostazione grafica del
materiale. Eppure la sua formazione è tutt’altra:
liceo artistico a Milano e accademia di Brera, diplomata
in scenografia e poi avviatasi professionalmente nel
settore della decorazione di interni ed esterni e nel
trompe l’oeil. La passione per il computer arriva dopo.
"Quasi non lo voleva comprare – ricorda la sorella
Elena, anche lei nell’associazione – perché
pensava di non essere capace di usarlo. E invece adesso
è difficile riuscire a staccarla di lì: ci lavora,
aggiorna i siti, ci scarica le foto, ci ascolta la
musica e, se le rimane del tempo, ci
chatta". Quest’anno Elena e Paola, insieme agli altri
soci fondatori di Primaluce (associazione che si occupa
di divulgazione culturale), Laura, Beatrice e
Franco, stanno promuovendo la terza edizione del
Festival Internazionale del Trompe l’Oeil
(in allegato il programma).
L’impegno per il Festival "Ci
occupiamo anche di laboratori per bambini, di corsi di
mosaico, trompe l’oeil e cosa di questo genere ma
volevamo fare qualcosa di stimolante per la città in cui
viviamo. L’idea di organizzare un Festival del trompe
l’oeil è stata di Laura. Ci siamo ispirati al
Festival della Letteratura di Mantova, che ha
avuto tanta eco. Il primo passo è stato fare una ricerca
o n line per verificare se, nel mondo, esisteva già
qualcosa di simile. Abbiamo trovato solo un raduno di
artisti del trompe l’oeil in un paesino della
Francia. Si trovano insieme e dipingono qualche
facciata. Niente a vedere con il Festival. Che abbiamo
subito improntato innanzitutto
all’internazionalizzazione: vogliamo che sia un momento
di scambio e dunque di crescita reciproca tra gli
artisti perché il trompe l’oeil ha infinite applicazioni
in case, esercizi commerciali, come scenografia teatrale
e le esperienze, dunque sono diverse. C’è poi chi
interpreta i classici e chi si inventa ogni giorno un
trompe l’oeil moderno, adattandosi ai gusti, spesso non
facili, del cliente e, comunque, allo stile
dell’abitazione o del negozio. Anche in questo caso
internet ci è stata di prezioso aiutato. Abbiamo avviato
una ricerca di tutti coloro che dipingono e sono
specializzati nel trompe l’oeil. Abbiamo recuperato
indirizzi su riviste specializzate, abbiamo scritto (per
e-mail) alle associazioni artigiane d’Italia perché la
maggior parte degli artisti del trompe l’oeil sono
artigiani che lavorano su commissione, mai hobbisty. Ma
il più è stato fatto tramite la ricerca o n line,
molto impegnativa. Abbiamo individuato gli artisti
specializzati nel trompe l’oeil che già si erano
ammodernati ed avevano creato un sito internet. Abbiamo
così potuto raggiungere altri artisti italiani
(informati però nel frattempo anche tramite gli articoli
usciti su mensili d’arte e turismo, grazie all’ufficio
stampa che abbiamo creato all’interno dell’associazione)
e, soprattutto, quelli stranieri. Quindi li abbiamo
contattati uno ad uno via e-mail per informarli del
Festival, per spronarli a partecipare. Credo che il
primo anno ci abbiano dato fiducia soprattutto per
venire a conoscere l’inglese Graham Rust, uno dei
massimi esponenti del settore, particolarmente
apprezzato in Europa, che era nostro ospite d’onore. Per
me, che faccio trompe l’oeil, era ed è stato un sogno
averlo avuto qui. Anche perché ho scoperto che è un vero
gentleman inglese. Ha passato i te giorni del Festival a
parlare con tutti gli artisti, è stato di una
disponibilità estrema".
I contatti o n line Oggi Primaluce ha una
nutrita mailing list di artisti e appassionati:
"Comunichiamo ogni giorno con molti artisti; un po’tutti
rispondiamo agli italiani; Elena si occupa degli
stranieri. In più abbiamo coinvolto un’amica che conosce
il tedesco – continua Paola -. Nella maggior parte dei
casi si è creato un rapporto di amicizia, specie con gli
stranieri con cui si comunica solo via e-mail, mai per
telefono. In ogni caso anche con gli italiani cerchiamo
di scoraggiare l’uso del telefono: alle e-mail possiamo
rispondere durante le pause pranzo, la sera, talvolta
anche la notte se necessario perché siamo tutti
volontari nell’associazione e ognuno la propria
occupazione, in settori alquanto diversi. Il telefono
squilla invece mentre sei al lavoro ed è difficile da
gestire. Le e-mail ci permettono di restare in
contatto pressoché in tempo reale, una volta calcolato
il fuso orario, con tutti gli artisti che vengono, ad
esempio quest’anno dagli Stati Uniti (Colorado, New
York, Illinois, Arizona), Messico, Germania, Francia,
Belgio, Albania. Gli altri anni anche da Brasile, Cile,
Ucraina, Israele, Inghilterra, Austria. I comunicati
che riguardano tutti li inviamo tramite la mailing list
con testi tradotti in tutte le lingue. Per le traduzioni
‘ufficiali’, sia delle note informative che dei testi
multilingue sul sito, ci avvaliamo della preziosa
collaborazione del Wall Street Institute di Lodi.
I contatti informali invece li teniamo noi direttamente
con ciascuno. Ricordo ancora quando Jan Marie
Spanard, di New York, aveva avuto problemi con la
spedizione del suo pacco. Aveva telefonato a Laura, ma
capirsi, per telefono, con la parlata veloce americana
era difficile. Le abbiamo detto di collegarsi e
scriverci una e-mail e le abbiamo risposto quasi subito.
Per noi erano le 8 di sera per lei le 2 del pomeriggio.
Cosa avremmo fatto senza internet? Anche con gli ospiti
di riguardo è lo stesso. Quest’anno siamo già entrate in
confidenza con la moglie di Richard Haas, che
arriverà da New York come ospite d’onore e terrà una
conferenza sui trompe di grande formato che realizza su
grattacieli e palazzi (sua l'opera nella foto). Ci
scriviamo raccontandoci dei nostri fatti quotidiani ma
anche delle misure dei trompe extralarge di Haas da
esporre nella mostra che faremo a San Cristoforo! Lo
stesso abbiamo fatto il secondo anno con il francese
Yannick Guegan. Il primo anno con Rust, che non
aveva computer ed abita non lontano da Londra, era molto
più problematico, oltre che costoso, telefonarsi; e per
scambiarci materiale fotografico, ecc. abbiamo dovuto
ricorrere al ‘vecchio’ e aggiungerei insicuro sistema
della posta!".
L’aggiornamento del sito L’aggiornamento
continuo del sito e l’uso della posta elettronica sono
elementi importanti anche per le comunicazioni al
pubblico: "Cerchiamo di mettere sul sito tutte le
informazioni possibile: oltre ai moduli di iscrizioni e
al regolamento del concorso per gli artisti, segnaliamo
date, orari, informazioni su alberghi, con i quali
abbiamo stipulato una convenzione, parcheggi, altri
eventi in città, riferimenti turistici per il pubblico.
In molti ci scrivono per la conferenza, per avere
qualche informazione su Lodi, sui treni o cose simili.
Poi nei tre giorni del festival apriamo
un’infopoint in corso Umberto dove davvero viene
tantissima gente da tutta Italia e dall’estero. Ci ha
già scritto una mail una donna inglese che vuole
conoscere Haas e piuttosto che andare a New York
preferisce venire qui!".
L’uso di internet vale anche per la promozione del
Festival: "Cerchiamo nei limiti del possibile di essere
presenti sui siti che parlano d’arte... ogni qualvolta
sia gratuito! Abbiamo sempre pronto un comunicato o una
cartolina che spediamo via mail. Oppure effettuiamo uno
scambio di link – spiega Paola De Benedetti -. In genere
a novembre stampiamo delle cartoline, questa volta
cartacee, in inglese e le diamo a tutti coloro che
sappiamo in partenza per qualche angolo di mondo: sia
per iniziative ufficiali (per esempio di Provincia e
Comune), sia per motivi personali. Anche perché non
possiamo permetterci altro, economicamente. Gli artisti
partecipano con una iscrizione molto bassa, grazie alla
collaborazione, in particolare, di Comune e
Provincia".
"Il primo a credere in noi è stato l’ex assessore
alle Attività Produttive Felice Corbellini: ci ha
messo a disposizione i gazebo in piazza, tavoli e
pannelli per gli artisti. Noi ci occupiamo di stampare
pieghevoli (che poi portiamo di persona in tutti i
capoluoghi come minimo della Lombardia), i manifesti, e
le t-shirt per i ragazzi che si occupano
dell’accoglienza turistica avendo così l’occasione di
dialogare in varie lingue con gli ospiti ma anche di
fornire informazioni al pubblico italiano. Poi
ovviamente, gestiamo i mille dettagli organizzativi. Ci
occupiamo anche di aspetti pratici come spostare
pannelli (l’anno scorso un centinaio!), tavoli e sedie;
portare materiali, preparare cartelle informative e di
benvenuto per gli artisti. Far si che tutti tornino a
casa con un omaggio. Vogliamo che gli ospiti si sentano
a casa loro. Cerchiamo di andare incontro a loro in ogni
esigenza, nei limiti del possibile. E organizziamo
sempre un pranzo con l’ospite d’onore: siamo circa un
centinaio ma è un momento informale, in cui si
chiacchiera e ci si rilassa un po’: perché poi la
competizione tra gli artisti resta alta e le delusioni,
al momento delle premiazioni, non mancano mai. Tutti
però sono convinti che il Festival rappresenta anche
un’occasione di commercializzazione, oltre che di
crescita professionale, importante. Oggi il trompe
l’oeil sta vivendo una seconda giovinezza: non è più
richiesto solo in grandi ville ma anche in semplici
abitazioni. Inoltre si può realizzare su tela e
applicare sul muro come tappezzeria.... così se poi uno
cambia casa, non lo perde".
Il web, dunque, è il vero ‘segreto’ che sta
dietro l’organizzazione di questo festival
internazionale. A cui si aggiunge l’impostazione, di
Primaluce, di aprirsi ad ogni possibile forma di
collaborazione con le altre realtà locali: "Sui nostri
depliant stampiamo anche quest’anno gli altri eventi
principiali che si tengono contestualmente in città –
conclude Paola -. Ogni anno, grazie alla disponibilità
dei presidi ed all’impegno ‘fisico’ di alcune insegnanti
(Anna Bettoli per l’Einaudi, Gigliola
Oldani per il Vegio, cui va il nostro
ringraziamento) riusciamo ad ottenere la collaborazione
preziosa di un ‘esercito’ di studenti. Cerchiamo il
dialogo con tutti. L’unico passo che non siamo ancora
riusciti a compiere, forse anche a causa delle elezioni
(l’anno scorso per la Provincia, quest’anno per il
Comune), e che resta un nostro obiettivo, è mettere
tutte le istituzioni locali, le associazioni di
categoria, le altre associazioni culturali o di altro
stampo intorno ad un tavolo per programmare insieme il
Festival, che tradizionalmente si tiene verso fine
maggio, sin da ottobre o novembre. In fondo portiamo a
Lodi gente da tutto il mondo, gli albergatori ci
fanno un prezzo convenzionato perché in quel fine
settimana registrano il tutto esaurito e l’anno scorso
abbiamo stimato, forse per difetto, la presenza di 10
mila persone. Solo quando riusciremo a unire le
forze, con uno sforzo collettivo, potremo davvero
avvicinarci un po’ al livello del Festivaletteratura di
Mantova!"
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